Si parla spesso del potenziale crocieristico di Marina di Carrara, ma è importante partire dalla realtà: oggi il porto nasce e funziona principalmente come scalo commerciale, non come terminal passeggeri. Le banchine sono progettate per traffici industriali, non per accogliere flussi turistici, e questo non è solo un limite organizzativo ma anche pratico. In spazi pensati per merci, mezzi pesanti e operazioni logistiche, l’arrivo di crocieristi rischia di avvenire in un contesto poco adatto, e potenzialmente anche poco sicuro, per chi si aspetta un’infrastruttura di accoglienza.
A questo si aggiunge un altro nodo strutturale: l’assenza di aree dedicate dove posizionare servizi essenziali come navette, info point, percorsi pedonali protetti o hub di mobilità. Senza questi elementi, diventa difficile trasformare lo sbarco in un’esperienza turistica vera e propria.
Ed è un peccato, perché se esistesse un’integrazione reale tra porto e città, con collegamenti efficienti, mobilità sostenibile, itinerari locali, esperienze culturali ed enogastronomiche, ogni nave potrebbe generare valore diffuso per il territorio. In quel caso il crocierista non sarebbe solo un passeggero di passaggio, ma un visitatore attivo capace di sostenere l’economia locale.
Il punto quindi non è solo attrarre navi, ma decidere se vogliamo davvero costruire le condizioni per accoglierle. Perché senza infrastrutture adeguate e una visione condivisa, il rischio è di parlare di sviluppo crocieristico senza avere ancora un porto pronto ad ospitarlo.
Marina di Carrara:
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tra porto industriale e il potenziale turismo crocieristico.
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